La Rosa & Giovannini Vermouth: THINO, il vermouth che vuole essere leggero, preciso, protagonista

Great Wines 2026 – Degustazione del Catalogo Philarmonica 2026

Lunedì 30 marzo 2026, dalle 10:00
Cantina Donna Olimpia 1898 (Bolgheri)


Iscrizione:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-great-wines-2026-1977698866548

Se lavori in sala, dietro un bancone o in enoteca, sai che oggi l’aperitivo chiede equilibrio: aromi chiari, amaro pulito, dolcezza controllata e una beva che invita al secondo sorso. È esattamente qui che si inserisce La Rosa & Giovannini Vermouth con Vermouth THINO (Bianco e Rosso), una lettura contemporanea del vermouth che nasce da scelte tecniche nette — dal vino base fino ai 60 giorni di infusione — e da un obiettivo dichiarato: eleganza, semplicità e versatilità al calice come aperitivo o fine pasto.

In vista di Great Wines 2026, abbiamo raccolto l’intervista a Federico La Rosa per capire cosa c’è dietro THINO: il perché di una base neutra 100% Trebbiano, come si costruisce l’equilibrio tra circa 30 botaniche e dove, concretamente, posizionarlo per farlo ruotare al calice. Come sintetizza Federico, “l’obiettivo… vede come protagonista l’eleganza e la semplicità”.

Il vino base come “tela bianca”: perché conta più di quanto sembra

Un vermouth moderno non parte dalle botaniche: parte dal vino. THINO nasce da una decisione radicale, pensata per lasciare spazio all’infusione senza “rumore” di fondo. Federico spiega che la base è una “base 100% Trebbiano, volutamente neutra e con gradazione alcolica contenuta, priva di struttura”, capace di accogliere l’infusione “con circa 30 tra erbe e spezie”.

In pratica: un vino neutro permette alle note floreali, agrumate e amaricanti di emergere con precisione, mentre l’acidità evidente lavora sulla bevibilità marcata e sull’equilibrio armonico nel bicchiere. Nella stessa risposta, Federico collega la freschezza al ritmo del sorso: “L’acidità del vino scelto ci aiuta… a conferire bevibilità e dinamicità”. Per l’Horeca è un dettaglio operativo: un vermouth che resta leggero si vende più facilmente al calice.

60 giorni in acciaio: estrazione, pulizia e controllo dell’amaro

Il processo di infusione è lungo e dichiarato: “circa 60 giorni in tini di acciaio”. La scelta del materiale non è estetica, ma funzionale: Federico racconta che l’acciaio segue il concept di “non voler conferire pesantezza… quanto più spessore, audacia e eleganza”.

Anche la durata è un punto di controllo: “alcuni degli elementi… sprigionano il massimo dopo quell’esatto arco temporale”, mentre proseguire l’infusione porterebbe “amarezza e note più esauste”. È una frase che spiega bene perché THINO riesce a restare definito: l’amaro non deve diventare stanco. Se in drink list cerchi un vermouth che non invada ma sostenga, questo è il tipo di vincolo tecnico che fa la differenza.

Circa 30 botaniche: come si costruisce un equilibrio che non stanca

Mettere tante botaniche è facile; farle convivere, molto meno. Qui l’obiettivo non è una firma “monolitica” ma un’armonia, con ogni nota al suo posto. Federico lo dice chiaramente: l’idea è “bilanciare ogni nota aromatica… tale che ognuna sia al pari delle altre, e che non prevalga la sua unica identità”.

La parte amaricante — guidata da Artemisia e genziana — cerca “il connubio (anziché lo scontro)” con un lato più fresco e dolce. Questa impostazione è utile in ristorazione perché riduce le resistenze del cliente: l’esperienza non è ‘troppo amara’ o ‘troppo dolce’, è accompagnante. E quando il prodotto è “accomodante al palato”, la rotazione al calice diventa più semplice.

Eleganza e bevibilità: le scelte tecniche contro l’opulenza

THINO nasce anche come risposta a un’idea di vermouth “opulento e ridondante”. La leva non è una sola: è una somma di piccole correzioni, dalla selezione del vino base neutro e a bassa gradazione alle tecniche di infusione. Federico parla di “rivoluzionarlo, affinando le nostre tecniche di infusione… e selezionando il vino di base”.

C’è poi un passaggio molto concreto su cosa evitare: storicamente, “era spesso il vino di scarto ad essere utilizzato”, con “gradazioni alcoliche elevate” e “note ossidative importanti”. Per chi lavora in sala, questa è una differenza immediata: meno ossidazione percepita significa profilo più pulito, più coerente e più facile da abbinare.

THINO Bianco: note riconoscibili, dolcezza sotto controllo

Il Bianco è pensato per essere immediato ma non banale. In degustazione, le note chiave dichiarate — camomilla, genziana, arancia dolce e un finale tropicale — diventano un racconto breve da usare al tavolo. Federico collega questa scelta alla “missione… di ringiovanire” il vermouth: “introdurre novità e freschezza nella bevuta”.

Interessante il modo in cui giustifica l’“esotico”: il frutto della passione “è già presente in alcuni Sauvignon Blanc”, mentre genziana e artemisie richiamano l’amaro tradizionale. L’obiettivo resta chiaro: “creare complessità e semplicità allo stesso tempo… senza… ridondanza”. Tradotto in servizio: puoi proporlo sia come aperitivo sia come fine pasto, senza cambiare registro.

L’amaro giusto: Artemisia, assenzio e versatilità aperitivo/digestivo

L’Artemisia Vulgaris è il cuore identitario del vermouth e in THINO viene sostenuta da un’altra pianta della stessa famiglia: “l’assenzio… rinforza le note amare”. Federico chiarisce che il lato amaricante non è affidato a un solo elemento, ma a più spezie “presenti per esaltarlo”.

La chiave però è l’equilibrio: dopo aver “rinforzato la parte dolce ed esotica”, hanno portato “allo stesso livello… le note più erbacee e spigolose”. È questo bilanciamento che rende il Bianco credibile in due momenti diversi: un aperitivo al calice (dove serve freschezza) e un dopo pasto (dove serve pulizia e persistenza).

THINO Rosso: protagonista al calice, con estensione in miscelazione

Sul Rosso, la posizione è chiara: nasce concepito fin dall’inizio per essere servito liscio al calice, come esperienza completa da aperitivo o fine pasto. Federico ricorda che il vermouth rosso ha una tradizione in miscelazione, ma per THINO “diventa veramente protagonista della scena” da solo, con la miscelazione come estensione versatile.

Per ottenere questo risultato, hanno “scarnito quella corposità classica”, lasciando però “spazio per una struttura importante”. E qui c’è un messaggio per chi compone drink list: THINO Rosso appaga il consumatore liscio, “purché restino centrali i suoi sentori caldi”, e si presta anche a miscelazioni semplici.

Servizio al calice: 3 mosse semplici per farlo ruotare

Quando un prodotto è pensato per la sala, deve essere facile da servire bene. Qui le istruzioni sono operative e riducono gli errori: “un tumbler basso, o un rocks… abbastanza ghiaccio”, preferibilmente “ben ghiacciato e pieno di cubetti fino all’orlo”.

La dose consigliata è altrettanto semplice: “servire 5cl… e… guarnirlo con una scorza di agrume”. Se vuoi spingere THINO al calice, questa ritualità aiuta la ripetibilità del servizio e, quindi, la rotazione. In carta puoi inserire una riga chiara: THINO on the rocks, 5 cl, scorza di agrume.

Due signature cocktail: come raccontare lo stile THINO in miscelazione

Sui signature, Federico sceglie la strada dell’efficacia: con THINO Bianco propone “un semplice Spritz”. Spritzethino unisce “una bollicina di qualità e uno splash di soda”, mantenendo “una gradazione… più contenuta” e valorizzando il prodotto.

Per THINO Rosso, l’idea è non coprire: abbinarlo a “un bitter elegante e delicato” per un Mi-To, oppure aggiungere soda per un Americano. Sono proposte che funzionano perché non chiedono ingredienti rari e perché rispettano l’obiettivo dichiarato: far parlare il vermouth, non la ricetta.

Il messaggio per l’Horeca: premium, versatile, sempre posizionabile

In vista di Great Wines 2026, la richiesta è concreta: far capire ai professionisti perché THINO è utile in carta e in drink list. Federico lo dice senza giri di parole: “THINO vuole puntare ad essere un prodotto premium sui banconi e sulle tavole”.

C’è anche un vantaggio gestionale: il “grande formato” facilita costi e margini, e “aiuta ad aumentare i guadagni”. Ma soprattutto è un’alternativa che non stanca: “curiosisce… e lo spinge ad un consumo… costante… che non diventi mai ripetitivo”. È qui che THINO diventa uno strumento: dall’aperitivo al pasto fino al dopopasto, con lo stesso stile.

Conclusione: perché assaggiare THINO a Great Wines 2026

Se stai cercando un vermouth che sia tecnico ma facile, riconoscibile ma non pesante, THINO merita un assaggio ragionato. La scelta del vino base neutro e acido, l’infusione controllata in acciaio per 60 giorni e l’equilibrio tra circa 30 botaniche costruiscono un profilo pulito, utile al calice come aperitivo o fine pasto, e versatile in miscelazione. Lunedì 30 marzo 2026, dalle 10:00, potrai incontrare i produttori e degustare le referenze del Catalogo Philarmonica 2026 a Great Wines presso Cantina Donna Olimpia 1898.


Iscrizione:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-great-wines-2026-1977698866548

FAQ sul La Rosa & Giovannini Vermouth e Great Wines 2026

Dove si svolgerà l’evento?

Great Wines 2026 si svolge presso la Cantina Donna Olimpia 1898 (Bolgheri).

Come posso partecipare?

È possibile partecipare tramite iscrizione gratis: usa il link Eventbrite indicato nell’articolo.

Quali sono i costi di partecipazione?

La partecipazione è gratuita. Per registrarti, consulta la pagina di iscrizione su Eventbrite indicata sopra.

comments powered by Disqus
Distributed
Brands
See more