San Michael: Intervista Completa a Great Wines 2026

Great Wines 2026 – Informazioni evento

1. San Michael si è affermata con una gamma di Trentodoc distinti (Brut, Dosaggio Zero, Rosé, Blanc de Noir e Riserva). In termini di stile e filosofia, come descrivereste la vostra visione del metodo classico rispetto ad altri produttori trentini?

La nostra è una realtà molto piccola, nata e fatta crescere per la passione rivolta dai soci nei confronti del metodo classico. Il fine ultimo non è quindi mai stato il guadagno ma, oltre alla possibilità di poter degustare il proprio ed altri prodotti legati a questo mondo, la volontà di produrre un prodotto alla portata di tutti con metodiche semplici e con uso di basi “Chardonnay e Pinot Noir” da noi selezionate senza passaggi in legno e senza malolattica.

2. Il Blanc de Noir Extra Brut è una delle espressioni più interessanti del vostro portfolio. Quali caratteristiche del terroir e della vinificazione contribuiscono a renderlo unico rispetto ad altri Blanc de Noir Trentodoc?

Il 100%nero è la nostra ultima creatura nata grazie alla possibilità di attingere ad uve coltivate in una zona molto importante per questo vitigno, la Val di Cembra. La scelta di imbottigliare questo prodotto solo nelle annate migliori, senza l’aggiunta di liquer e lasciando quindi che la sola evoluzione del prodotto prima sui lieviti e dopo la sboccatura dia la complessità e la personalità che possiede, è stata una scommessa che, a quanto pare, abbiamo vinto.

3. Il Dosaggio Zero ha avuto grande riscontro tra gli operatori per la sua freschezza e purezza. Come lavorate in vigneto e in cantina per ottenere la massima eleganza in questa tipologia?

La nostra scelta obbligata di acquistare le basi a seguito della prima fermentazione, scelta obbligata dal fatto che non riusciamo a produrre la quantità di uva e vino sufficiente per le nostre esigenze ed anche dai pochi spazi in cantina, ci permette di concentrare la nostra attenzione nella cura dei prodotti da quando arrivano in cantina fino alla vendita. La scelta delle basi e la composizione dei tagli sono sicuramente quello che ci permette di ottenere il prodotto che anche noi apprezziamo molto, il Dosaggio Zero.

4. Qual è la vostra filosofia nella scelta delle maturazioni sui lieviti e come questa scelta si riflette nella percezione organolettica per sommelier e ristoratori?

I nostri prodotti non fanno la fermentazione malolattica e nemmeno passaggi in legno, utilizziamo lieviti neutri e partiamo da basi con un’acidità importante che necessitano di una permanenza sui lieviti più lunga. Tutto ciò porta ad un prodotto finale fresco, pulito che evidenzia le caratteristiche originali del vino ed in particolare la sapidità ed i profumi trasmessi da un territorio particolare come quello della Val di Cembra da cui provengono le nostre basi.

5. Il pubblico italiano si sta appassionando sempre di più agli spumanti metodo classico trentini. Qual è la vostra lettura dell’evoluzione della domanda nel canale horeca e nella ristorazione di qualità?

Il cambiamento climatico ha condizionato molto tutte le colture ed anche la vigna ne ha subito le conseguenze. Per nostra fortuna abbiamo la possibilità di utilizzare campi con esposizioni ed altitudini che in altre realtà non esistono, questo credo sia il motivo più importante per l’apprezzamento dei nostri prodotti, associato ad un consumatore più maturo e preparato nella scelta.

6. Quali abbinamenti gastronomici specifici suggerite per i vostri Trentodoc, pensando in particolare alla cucina italiana contemporanea?

Abbiamo fin da subito associato il consumo dei nostri prodotti ad un piatto tipico della cucina italiana che è la pizza, ma anche il pesce crudo, divenuto molto di moda, è sicuramente un ottimo abbinamento.

7. Tra le vostre referenze, qual è quella che racconta meglio l’identità del territorio di San Michele all’Adige e perché?

Sicuramente il Dosaggio Zero per la sua freschezza e linearità.

8. Come affrontate la comunicazione e l’educazione del consumatore verso tipologie più tecniche come il Dosaggio Zero o il Blanc de Noir?

Fin dall’inizio della nostra esperienza commerciale abbiamo cercato di far capire al consumatore che il Dosaggio Zero rappresenta l’anima della nostra linea ed è il prodotto che attesta maggiormente la qualità delle basi. Il Blanc de Noir di solito si presenta da solo: molti clienti lo chiedono perché apprezzano molto il Pinot Noir in tutte le forme.

9. Quali sono oggi, secondo voi, i principali driver di acquisto per un ristoratore o buyer che sceglie un Trentodoc di alta gamma?

Oltre alla fama raggiunta dal marchio più importante di Trentodoc, conta molto l’immagine di un territorio vocato all’agricoltura ed al turismo, sia invernale che estivo, sulle nostre splendide montagne.

10. Cosa vi aspettate dal Great Wines 2026 e che tipo di dialogo desiderate instaurare con i professionisti presenti all’evento?

Una cosa che ci ha dato moltissime soddisfazioni nella nostra attività è la possibilità di conoscere moltissime persone da diverse zone del globo. Ci piace instaurare dei buoni rapporti e comunicare con le persone: questo ci permette di capire se i nostri prodotti sono apprezzati, in cosa sono apprezzati ed eventualmente comprendere come migliorarci.

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