Great Wines 2026 – Degustazione del Catalogo Philarmonica 2026
Lunedì 30 marzo 2026, dalle 10:00
Cantina Donna Olimpia 1898 (Bolgheri)
Iscrizione: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-great-wines-2026-1977698866548
Intervista
1. Il vino base del VermouTHINO viene prodotto secondo precise indicazioni. Quali parametri chiedete al vino base (acidità, struttura, aromaticità) e perché sono determinanti nello stile finale?
Al fine di raggiungere il nostro obiettivo che vede come protagonista l’eleganza e la semplicità, e con lo scopo di esaltare al massimo il prodotto finito nel bicchiere, abbiamo ben pensato di rivedere il vino necessario per il nostro vermouth. Seguendo la nostra filosofia, che si fonda sulla ricerca e sulla selezione, Angelo ha deciso di collaborare nella produzione di una base spumantistica 100% trebbiano. Questo ci aiuta ad avere un vino con una bassa gradazione alcolica, che sia semplice e in assenza di struttura e aromaticità per accogliere al meglio il nostro processo di infusione con circa 30 tra erbe e spezie. Ognuna di queste componenti, infatti, riesce a sprigionare ogni sentore su una base neutra come una tela bianca di un pittore. L’acidità del vino scelto ci aiuta invece a conferire bevibilità e dinamicità al nostro prodotto. La bassa gradazione alcolica ci permette di avere margine sul dosaggio finale.
2. Il processo di infusione dura circa 60 giorni in tini di acciaio. Perché avete scelto questa durata e questo materiale, e quali effetti concreti produce sul profilo sensoriale?
La scelta dell’acciaio e delle tempistiche proviene da uno studio accurato che abbiamo voluto svolgere sul nostro vermouth. Infatti, nei cinque anni precedenti al lancio, abbiamo cercato di aggiustare sempre più il tiro con diverse tecniche di contatto, materiali e ambienti utilizzati. La scelta dietro i tini d’acciaio segue il nostro concept: non voler conferire pesantezza al vermouth THINO, sia bianco che rosso, quanto più spessore, audacia e eleganza. Per quanto riguarda le tempistiche, ci siamo resi conto che alcuni degli elementi in infusione sprigionassero il massimo dopo quell’esatto arco temporale, decadendo e conferendo amarezza e note più esauste qual’ora fossimo andati avanti.
3. Utilizzate circa 30 botaniche tra erbe, spezie e agrumi. Come avete costruito l’equilibrio tra parte floreale, agrumata e amaricante all’interno di THINO?
L’equilibrio che THINO ricerca tra ogni componente è vitale. L’idea iniziale di aggiungere un elevato quantitativo di componenti in infusione è sempre stato poggiato sul preconcetto di bilanciare ogni nota aromatica in modo tale che ognuna sia al pari delle altre, e che non prevalga la sua unica identità. Il risultato cerca di essere sempre accomodante al palato del consumatore. L’armonia tra la parte amaricante spiccata, sottolineata dai due tipi di artemisia impiegati e dalla genziana, cerca il connubio (anziché lo scontro) con un lato più fresco, dolce e ruffiano. Nella nostra idea iniziale, non era contemplato il prevalere di alcuni sentori, per questo abbiamo fatto si che le proporzione tra tutti i componenti in infusione fosse fatta per sprigionare al meglio un gusto equilibrato.
4. Avete dichiarato di voler superare l’idea di vermouth opulento e ridondante. Su quali leve tecniche lavorate per ottenere maggiore eleganza e bevibilità?
Usiamo questa idea come base di ogni nostro passo nella lavorazione. Da appassionati e estimatori di vermouth, abbiamo notato una mancanza di raffinatezza e un’industrializzazione massiccia in questo storico prodotto dell’Italia sabauda. Perciò abbiamo deciso di rivoluzionarlo, affinando le nostre tecniche di infusione, aggiungendo componenti fondamentali e selezionando il vino di base. Come già spiegato, in ogni passaggio c’è uno studio peculiare per far sì che nel bicchiere non risulti alcun tipo di pesantezza né opulenza. Parlando proprio del vino, ci siamo resi conto che, storicamente, era spesso il vino di scarto ad essere utilizzato, con gradazioni alcoliche elevate che permettevano di risparmiare sull’aggiunta di alcol e spesso con note ossidative importanti.
5. Nel THINO Bianco emergono note di camomilla, genziana, arancia dolce e frutto della passione. Qual è il ruolo di questo finale più esotico e come ne controllate la dolcezza?
La selezione delle spezie è un altro caposaldo della nostra filosofia. Navigare tra mille sentori e profumi di esse non è mai facile. La nostra missione però comprende l’esaltazione di un prodotto da riscoprire e da ringiovanire, e quale miglior modo se non introdurre novità e freschezza nella bevuta? Ovviamente la scelta non nasce dalla casualità ed è stata del tutto ponderata. Il sentore del frutto della passione, ad esempio, è già presente in alcuni sauvignon blanc, mentre la genziana è un tipico amaro della tradizione abruzzese. L’arancia dolce e la camomilla sono invece note più semplici, che avvicinano il palato dei consumatori con più naturalezza e meno diffidenza. Il tutto, cerca di creare complessità e semplicità allo stesso tempo nel vermouth THINO, con l’obiettivo però di non cadere mai nella ridondanza. Perciò, vogliamo che tutto ciò sia ben bilanciato.
6. L’Artemisia Vulgaris è centrale nella vostra interpretazione. Come calibrate la componente amaricante per rendere il Bianco versatile sia come aperitivo sia come digestivo?
L’Artemisia Vulgaris, spezia centrale del vermouth, viene, nella nostra ricetta, accompagnata da un’altra pianta presente nella stessa famiglia: l’assenzio. L’assenzio, infatti, rinforza le note amare già storicamente presenti nel vermouth, le quali vengono conferite dall’Artemisia Vulgaris. Il lato amaricante del nostro vermouth non è caratterizzato solo da queste due componenti. Altre spezie sono presenti per esaltarlo.
Per rispondere alla domanda però, sarebbe più opportuno fare riferimento al punto precedente. Il che rinforza il fatto che la nostra selezione di ingredienti (più o meno nobili) ci ha portato fino al raggiungimento di equilibrio e bevibilità. Come già detto, dopo aver rinforzato la parte dolce ed esotica del nostro vermouth THINO, abbiamo voluto portare allo stesso livello anche le note più erbacee e spigolose per avere un risultato che fosse alla pari.
7. Il THINO Rosso punta su spezie come pepe e chiodi di garofano. Qual è il suo posizionamento ideale: più da miscelazione secca o da consumo liscio, e perché?
Storicamente, e nell’industria odierna, il vermouth rosso è sempre stato concepito come prodotto centrale per la miscelazione di alcuni cocktail famosi della tradizione. Nella nostra interpretazione, come già anticipato, il vermouth diventa veramente protagonista della scena.
Per questo abbiamo scelto di scarnire quella corposità classica del vermouth rosso, lasciando comunque spazio per una struttura importante. Questo significa che THINO Rosso esce fuori dagli schemi classici della miscelazione in cui un buon vermouth rosso deve essere spesso accompagnato da un bitter di carattere. La nostra interpretazione preferisce invece far diventare il vermouth un protagonista della serata, che sia in miscelazione o da consumo liscio.
THINO Rosso lascia le porte aperte a qualsiasi strada, purché appaghi il consumatore e rimangano centrali i suoi sentori caldi.
8. Per un ristoratore che vuole inserire THINO al calice, quali indicazioni di servizio consigliate per valorizzarlo e garantire una buona rotazione?
THINO è molto semplice da valorizzare. Basta un tumblr basso, o un rocks, un qualsiasi bicchiere che riesca ad accogliere abbastanza ghiaccio. Il bicchiere è preferibile ben ghiacciato e pieno di cubetti fino all’orlo. Basterà poi servire 5cl del nostro vermouth e, se possibile, guarnirlo con una scorza di agrume.
9. Se doveste suggerire due signature cocktail identitari – uno con Thino Bianco e uno con Thino Rosso – quali ingredienti chiave utilizzereste per raccontare al meglio il vostro stile?
Dopo aver affrontato la questione della versatilità di entrambe THINO Bianco e Rosso, davanti ad una scelta del genere la risposta non è mai semplice. Detto ciò, il cocktail che accoglie al meglio il THINO Bianco è un semplice Spritz. Spritzethino è un drink semplice, preparato con una bollicina di qualità e uno splash di soda a chiudere. Tutto ciò aiuta la bevuta, mantenendo una gradazione alcolica più contenuta ma comunque valorizzando le caratteristiche principali del nostro prodotto.
Elaborare un cocktail con THINO Rosso invece, per quanto possa sembrare più semplice data la natura del vermouth rosso, non è così scontato. Quello che ci sentiamo di consigliare però è di berlo accompagnato da un bitter elegante e delicato, in modo tale da avere un Mi-To. Oppure aggiungere ancora della soda, per avere un Americano formidabile.
10. In vista di Great Wines 2026, quale messaggio chiave volete trasmettere ai professionisti horeca sul ruolo di THINO nel mondo dell’aperitivo e della miscelazione?
Credo che THINO sia un prodotto facile da posizionare in ogni drink list e nella linea di lavoro di un locale. Questo perchè il grande formato facilità la lavorazione e la distribuzione dei costi, nonché aiuta ad aumentare i guadagni facilmente. THINO vuole puntare ad essere un prodotto premium sui banconi e sulle tavole dei nostri operatori. Offrire un’alternativa valida e divertente al consumatore finale lo incuriosisce e lo spinge ad un consumo sempre più costante ma che non diventi mai ripetitivo. Il nostro obiettivo è quello di trasmettere ai professionisti HORECA che THINO non è solo un prodotto nuovo ed elegante nel mondo vermouth, ma che è versatile e posizionabile in ogni momento: dell’aperitivo, al pasto fino al dopopasto.