Great Wines 2026 è l’appuntamento annuale firmato Philarmonica dedicato ai professionisti del vino, un’occasione unica per incontrare i produttori del catalogo 2026 e approfondire stili, territori e visioni.
L’evento si terrà lunedì 30 marzo 2026, dalle ore 10:00, presso la Cantina Donna Olimpia 1898. La partecipazione è riservata agli operatori del settore ed è possibile iscriversi tramite il link ufficiale:
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-great-wines-2026-1977698866548
Tra le cantine protagoniste di Great Wines 2026 ci sarà Poggio Antico, storica realtà di Montalcino, che presenterà le sue interpretazioni del Sangiovese di alta quota. In questa intervista, Riccardo Bogi racconta filosofia, territorio e i vini che saranno protagonisti dell’evento.
Intervista a Riccardo Bogi – Poggio Antico
Poggio Antico si trova sulla collina più alta di Montalcino. In che modo questa posizione incide sui vostri Brunello?
L’altitudine è uno dei fattori chiave dell’identità di Poggio Antico. Le escursioni termiche marcate rallentano la maturazione, permettendo al Sangiovese di sviluppare aromaticità e struttura fenolica senza perdere acidità. Questo si traduce in vini con un profilo naturalmente fresco, una tensione evidente e una definizione aromatica più verticale, anche nelle annate più soleggiate.
Avete suddiviso i vigneti in 15 unità di suolo. Che differenze emergono nel bicchiere?
Le differenze emergono soprattutto in termini di tessitura tannica, profondità aromatica e ritmo gustativo. I suoli più ricchi di scheletro danno vini più nervosi e tesi, mentre quelli con maggiore componente argillosa offrono volume e rotondità. La vinificazione separata ci permette di costruire l’assemblaggio finale del Brunello come un equilibrio tra queste componenti, cercando sempre armonia più che omologazione.
Il Brunello di Montalcino Poggio Antico è noto per equilibrio ed eleganza più che per potenza. Quali scelte agronomiche ed enologiche vi permettono di mantenere questo stile coerente anche nelle annate più calde?
In vigna lavoriamo molto sulla gestione della chioma e sul carico produttivo, evitando stress eccessivi alla pianta. In cantina privilegiamo estrazioni misurate, tempi di macerazione calibrati e un uso del legno sempre rispettoso. L’obiettivo non è compensare l’annata, ma interpretarla mantenendo leggibilità, freschezza e precisione.
La Riserva e il Brunello Vigna I Poggi rappresentano due espressioni di selezione estrema. Quali criteri di vigna e cantina determinano il passaggio da Brunello “annata” a queste cuvée di punta?
La selezione nasce innanzitutto in vigna. Vigna I Poggi proviene da un unico vigneto, quello che meglio esprime la massima potenzialità del nostro terroir in termini di equilibrio, profondità e definizione. È una parcella che unisce energia, precisione e capacità di evoluzione, e viene interpretata come un cru a sé stante.
La Riserva nasce invece da parcelle specifiche, selezionate per struttura e concentrazione. La maggior parte delle uve proviene da un unico vigneto, l’unico pianeggiante della tenuta, esposto a sud, dove si concentrano diversi fattori chiave: maturazione completa, acidità naturalmente elevata e tannini più fitti. È un vino pensato per esprimersi nel lungo termine, con una progressione lenta e una grande tenuta nel tempo.
In cantina, solo i lotti che mostrano insieme profondità, equilibrio e prospettiva evolutiva vengono destinati a queste cuvée, senza forzature, lasciando che sia il vigneto a guidare la scelta.
Le rese contenute e la tripla selezione delle uve sono elementi chiave del vostro lavoro. Quanto incidono queste pratiche sulla precisione tannica e sulla longevità dei vostri vini?
Incidono in modo determinante. La tripla selezione consente di lavorare solo su uve perfettamente mature e sane, evitando interventi correttivi in cantina. Questo porta a tannini più precisi, integrati fin da giovani, e a una struttura che sostiene l’evoluzione senza appesantire il vino.
Accanto ai Brunello, producete anche Rosso di Montalcino. Che ruolo ha questo vino nel raccontare il territorio di Poggio Antico a un pubblico horeca più ampio?
Il Rosso di Montalcino è una chiave di lettura immediata del nostro stile e del nostro territorio. Condivide origine e approccio con il Brunello, ma si esprime in modo più diretto e accessibile. Per la ristorazione è un vino versatile, capace di raccontare Poggio Antico anche in contesti di consumo più dinamici.
La biodiversità e la sostenibilità sono integrate nella gestione della tenuta. Quali pratiche concrete adottate oggi e come queste scelte si riflettono nella qualità del vino?
Lavoriamo su inerbimenti permanenti, gestione attenta delle risorse idriche e tutela delle aree boschive che ci circondano e rappresentano il 75% di tutta la tenuta. Sono scelte che migliorano l’equilibrio del vigneto e la resilienza delle piante. Nel vino questo si traduce in maggiore stabilità, precisione espressiva e coerenza nel tempo.
Per un ristoratore, posizionare correttamente un Brunello in carta è fondamentale. Quali elementi suggerite ai sommelier per distinguere Poggio Antico all’interno della denominazione di Montalcino?
Suggeriamo di valorizzare l’altitudine, la freschezza naturale e lo stile orientato all’equilibrio. Poggio Antico è un Brunello che dialoga bene con la tavola, leggibile anche da giovane ma con grande capacità di evoluzione. È un’espressione di Montalcino che punta sulla finezza più che sull’impatto.
Dal punto di vista gastronomico, quali piatti della cucina italiana contemporanea ritenete più adatti a valorizzare la finezza e la freschezza dei vostri Brunello?
Lo stile dei nostri Brunello, basato su freschezza, tensione e tannini definiti ma non pesanti, li rende vini particolarmente gastronomici e adatti a una cucina contemporanea e internazionale. Piatti con succosità e una componente grassa restano naturalmente affini, perché acidità e tannino puliscono il palato e allungano il sorso.
Questo approccio funziona anche oltre i confini della cucina italiana: carni come anatra o agnello speziato, maiale iberico, preparazioni con fermentazioni leggere, miso o soia, fino a pesci strutturati come tonno o ricciola scottati. Anche piatti vegetali complessi, a base di funghi o legumi, trovano un equilibrio interessante con la verticalità del vino.
È uno stile che invita a superare l’abbinamento tradizionale e a proporre il Brunello come vino da tavola moderna, capace di dialogare con linguaggi gastronomici diversi senza perdere identità.
In vista del Great Wines 2026, quali vini desiderate presentare come massima espressione di Poggio Antico e quali messaggi chiave volete che i professionisti portino con sé dopo l’assaggio?
Vogliamo presentare Brunello di Montalcino, Riserva e Vigna I Poggi come tre livelli di lettura dello stesso luogo. Il messaggio chiave è che Poggio Antico è un progetto di coerenza e precisione: vini che nascono da un territorio estremo e lo interpretano con misura, identità e una chiara vocazione gastronomica.